martedì 23 luglio 2019

L’impegno della Puglia per i diritti di donna e neonato


Anche quest’anno ha suscitato una grande attenzione la Giornata dei diritti di Donna e Neonato, promossa e organizzata a fine giugno a Calimera (Lecce) dall’associazione di madri attiviste Rinascere al Naturale Onlus, iniziativa che ha acceso su di sé i riflettori dell’intera regione.

Infatti la manifestazione, svoltasi per il secondo anno consecutivo presso la suggestiva cornice del Museo Naturalia, è stata patrocinata dalla Regione Puglia, da tutti i cinque Ordini delle Ostetriche delle province pugliesi (com’era già avvenuto lo scorso anno), oltre che dall’ASL di Lecce, dal Comitato Consultivo Misto della stessa ASL e dal Comune di Calimera.

La Giornata dei diritti di Donna e Neonato si inserisce in una tradizione che da anni vede riunite famiglie e professionisti, provenienti da tutta la regione, per confrontarsi su tematiche inerenti la nascita, il diritto ad un parto rispettato, il diritto alla libertà di scelta sul luogo e sulle modalità di parto.

sabato 1 giugno 2019

Le madri attiviste da oggi hanno un posto nell'ASL!




E' attraverso il dialogo con le Istituzioni e la partecipazione ai processi decisionali che è possibile migliorare il percorso nascita e garantire l'assistenza rispettosa che in tante richiediamo a gran voce.

E' per questo che oggi annunciamo con grande orgoglio ed emozione l'accreditamento presso il Comitato Consultivo Misto dell'ASL di Lecce: da oggi riceve nuova forza il nostro impegno nella difesa dei diritti delle donne e dei neonati!

venerdì 12 aprile 2019

Le Madri di Comunità per contrastare la violenza ostetrica Spunti dal convegno del 26 marzo ad Altamura



Nel mese delle pari opportunità, ad Altamura, si è parlato di violenza ostetrica.

L'immagine può contenere: 12 persone, persone che sorridono, persone in piedi e spazio al chiuso

Le parole "violenza ostetrica" ci arrivano come un pugno allo stomaco.

Soprattutto alle donne attiviste come noi, quelle che si raccontano nei cerchi, che si ascoltano in silenzio, che accolgono il dolore delle altre e si tendono la mano l'un l'altra.

Perché parliamo di violenza ostetrica ce lo spiega Elena Skoko, madre attivista, artista, promotrice della campagna #bastatacere, dell'indagine della Doxa e dell'Osservatorio sulla Violenza Ostetrica in Italia (OVO Italia).

Il termine "violenza ostetrica" è stato scelto lavorando per comparazione, traducendolo in italiano dalla legislazione degli altri Stati in cui è riconosciuta come violenza di genere, come ad esempio in Venezuela.

Nella campagna #bastatacere, per la prima volta in Italia le donne hanno fatto luce sui propri vissuti traumatici al momento del parto. Fino a quel momento, questo avveniva solo in cerchi di donne  ristretti e protetti.

Come emerge dall'indagine Doxa-OVOItalia sulla violenza ostetrica, per 4 donne su 10 il trattamento ricevuto durante il primo e spesso unico parto è stato lesivo della propria dignità e integrità psicofisica.

L'immagine può contenere: 1 persona, spazio al chiuso

Ma chi sono le donne che hanno risposto alla campagna? Chi ha raccontato le proprie esperienze di violenza ostetrica subita?

Gabriella Falcicchio, ricercatrice e docente universitaria, ci racconta che le donne di #bastatacere erano quelle in grado di rispondere in quel momento.

Cioè quelle che avevano già in qualche modo riconosciuto una deviazione del proprio vissuto rispetto alla normalità.

In poche parole, solo le donne molto avanti nel processo di consapevolezza di sé e del proprio vissuto traumatico hanno raccontato la propria esperienza.

Questo ci dà il senso di quanto il fenomeno della violenza ostetrica sia grave, molto più di quanto emerso dai dati dell'indagine.

Perché?

Perché chi subisce un trauma di solito ha un problema: non trova le parole. Difficilmente riesce a raccontare cos'è successo, cos'ha subito.

Molte donne non sono intercettabili, perché il trauma viene incapsulato, congelato, nascosto in un angolino della nostra memoria per continuare a vivere.

Per continuare a vivere la propria quotidianità una spanna sopra la pazzia.

Siamo ogni giorno testimoni di una normalizzazione della violenza ostetrica.

Capita a noi donne di vedere il cesareo e l'epidurale come una possibile via di fuga.

Solo dopo, in buona parte dei casi, ci rendiamo conto che non era affatto una soluzione migliore né, troppo spesso, giustificata.

La nostra società patriarcale blocca noi donne dalla nascita. Come sottolinea la Falcicchio, ci chiede di "fare le brave" e nella gravidanza e nel parto raggiunge l'apoteosi.

Ci dicono in che posizione metterci, come e quando spingere, ci aiutano a spingere.

Anche se "l'aiutino" spesso si traduce con la manovra di Kristeller, pratica pericolosa per la salute di madre e nascituro.

È Rosaria Santoro, ostetrica, a parlarci delle "normali" pratiche che noi donne riceviamo al parto.

Mette a confronto i paradigmi medico assistenziali: da una parte il modello medico rituale, con protocolli standardizzati e un'assistenza finalizzata al controllo della donna.

Dall'altra il modello medico scientifico, basato sulle linee guida, senza routine prestabilite e interventi inappropriati. È il modello midwifery, che contrasta la medicina difensiva e gli interessi economici.

L'immagine può contenere: 1 persona, spazio al chiuso

E per quanto riguarda l'allattamento?

La Santoro ci parla dell'importanza del pelle a pelle e dell'attacco precoce al seno.

Ci dice come la SIN (Società Italiana di Neonatologia) raccomandi di attaccare il neonato nella prima mezz'ora dopo il parto.

Cosa possono fare le madri?

A suggerircelo è Michela Cericco, madre volontaria peer to peer, cioè alla pari, da mamma a mamma.

La Goccia Magica, l'associazione di cui è presidente, collabora con la Asl di Roma 3 e fornisce una formazione non solo alle mamme peer, ma anche ai papà peer.

Del resto, anche Gonzales, pediatra e autore catalano, non ha mai allattato.

Ma questo non gli ha negato la possibilità di sostenere le madri vicine e lontane, anche attraverso l'Associazione Catalana per l'Allattamento Materno di cui è fondatore e presidente.

L'immagine può contenere: una o più persone e spazio al chiuso

Elena Skoko definisce "advocacy" l'attività di queste madri (e padri) alla pari, vista come evoluzione del termine attivismo.

Un'attività che si concentra sull'attivismo dei diritti.

Anche in questi giorni di grande mobilitazione in difesa dei diritti delle famiglie di ogni tipo, noi madri abbiamo sempre meno tempo per le manifestazioni.

Possiamo però utilizzare strumenti che ci permettono di far sentire la nostra voce anche a distanza, come ad esempio internet.

Internet ci aiuta a fare informazione e cultura attraverso campagne social, oltre che pressioni dal basso alle istituzioni.

Le madri possono contare sul potere delle esperienze circolari per unirsi contro il patriarcato e la violenza.

Costruendo reti di sostegno tra madri, cerchi di sostegno a livello locale, nazionale e internazionale.

Come ci racconta Antonella Zotti, psicoterapeuta, il primo cerchio di cui facciamo parte è il ventre di nostra madre.

E i cerchi possono aiutare le donne a trovare un supporto adeguato.

La Zotti ci porta le riflessioni di una madre: "Se avessi avuto un sostegno adeguato avrei fatto il parto naturale"

Ci racconta di come per questa donna il confronto con una madre di Rinascere al Naturale sia stato risolutivo, di un rapporto conflittuale con il figlio di 21 anni.

L'immagine può contenere: 1 persona

L'esperienza di parto può lasciare tracce silenziose ma importanti in noi. E con altre donne, alla pari, è più facile raccontarsi.

L'ascolto silenzioso, la consolazione, la condivisione, il racconto delle storie di altre donne, il sollievo sono valori che connotano le esperienze circolari, in cui si confonde chi aiuta e chi viene aiutato, chi prende e chi dà.

La maternità è un fatto sociale, non privato.

Il legame tra neonato e madre è da proteggere, da sostenere, da promuovere.

Siamo tutti chiamati a tutelare la nascita di ogni bambino e, con lui, di ogni madre.

Ognuno di noi può fare qualcosa.

Gabriella Falcicchio ci parla dell'attivismo come di una nuova via percorribile, lontana dalle risposte classiche di rivalsa o vittimismo.

È questa la via possibile di cui ci parla Denise Montinaro, presidente della nostra associazione.

Le madri e i padri di Rinascere al Naturale, in questi anni si sono attivati per promuovere una cultura della nascita con al centro la donna, un'informazione libera e corretta, il sostegno alla pari alle donne in gravidanza, attraverso incontri e sui social.

Partendo dall'eccesso di cesarei in Puglia, ricercando il dialogo con le istituzioni pubbliche e sanitarie.

Denise Montinaro ci parla del progetto Madri di Comunità, per la costruzione di una comunità accogliente per le famiglie, basata sul rispetto reciproco, sulla valorizzazione delle competenze di ognuno, sulla collaborazione, sul sostegno.

L'immagine può contenere: 1 persona

Un progetto che parte proprio dall'allattamento, altra emergenza nel nostro territorio e soprattutto nel sud della Puglia, dove non esiste ancora una rete capillare di supporto alle neo madri.

Le donne di Rinascere al Naturale aprono le porte a chiunque voglia mettersi al fianco delle madri, consapevole che ognuno può fare la sua parte, seppur piccola, per promuovere buone pratiche di comunità.

Perché il futuro è oggi.

È scritto negli occhi dei nostri bambini.

Grazie a Centro Antiviolenza LiberaMente e Lo Scrigno - Associazione di Promozione Sociale
per l'invito a partecipare e per l'ospitalità


Esterina Marino



martedì 26 marzo 2019

Formazione in Allattamento per Madri di Comunità©


«Pronto, Rinascere al Naturale?»

«Sì, in cosa posso aiutarti?»

«Ho trovato il vostro numero sul sito del Mami. Sono da poco rientrata dall'ospedale e ho bisogno di un aiuto»

«Certo. Cosa ti preoccupa?»

Negli ultimi anni le richieste di sostegno in allattamento che arrivano all’Associazione da parte delle neomamme sono sempre più numerose.

Le raccogliamo in particolare nel sud della Puglia, dove non esiste ancora una rete capillare di supporto alle neo madri.

Troppo spesso problemi risolvibili con un sostegno adeguato vengono “risolti” con una prescrizione frettolosa di latte artificiale, che per molti motivi non è la soluzione migliore.

Nella maggior parte dei casi non è in linea con i desideri delle madri e alimenta idee basate su pregiudizi e preconcetti che vedono ancora oggi l'allattamento una questione di fortuna.

L'immagine può contenere: 6 persone, tra cui Ingrid Corrado e Esterina Marino, persone che sorridono, persone sedute, scarpe, bambino e spazio all'aperto

Frequenti sono i casi di violazione del Codice Internazionale e delle leggi a tutela dell’allattamento.
Pochi i professionisti sul territorio con una formazione adeguata a promuovere l'allattamento.
Il risultato è un diffuso malcontento delle mamme, come si riscontra sempre più spesso sui social network.

Da anni Rinascere cerca di far fronte alla problematica con l'impegno volontario delle madri socie, in contatto continuo con i professionisti più competenti. 
Ma anche dall'esterno arrivano manifestazioni di interesse per una formazione specifica per dare sostegno alla pari, da mamma a mamma.

Rinascere accoglie le numerose richieste del territorio, alle quali risponde con una formazione in allattamento per Madri di Comunità© il 26 e 27 aprile a Carosino (Taranto).

La formazione in allattamento è rivolta a madri con esperienza di allattamento di almeno 9 mesi per un figlio, che riconoscano l’importanza dell’allattamento al seno secondo le linee guida dell’OMS e che vogliano dare gratuitamente sostegno alla pari ad altre madri, anche mediante l'organizzazione di gruppi di auto-mutuo aiuto.

La formazione risponde all’iniziativa Unicef in 7 punti per le “Comunità Amiche dei bambini”, che prevede la creazione di “ambienti accoglienti per favorire la pratica dell’allattamento al seno” (punto 6) e la promozione della “collaborazione tra il personale sanitario, i gruppi di sostegno e la comunità locale” (punto 7).

Prende spunto anche dal decimo passo dell’iniziativa “Ospedale Amico dei bambini” che prevede la promozione della  “collaborazione tra il personale della struttura, il territorio, i gruppi di sostegno e la comunità locale per creare reti di sostegno a cui indirizzare le madri alla dimissione dall’ospedale”. 

L’importanza e l’efficacia del sostegno alla pari è dimostrato da un’ampia letteratura, come documentato dall’Istituto Superiore di Sanità (https://www.epicentro.iss.it/materno/SostegnoPari)


lunedì 4 febbraio 2019

A Taranto una giornata di studio e confronto per migliorare il percorso nascita

Sabato 2 febbraio 2019 si è svolta a Taranto, presso l’auditorium dell’ospedale SS Annunziata, una giornata di studio per analizzare i risultati di una ricerca effettuata dall’Ordine delle Ostetriche di Taranto, circa il percorso nascita nella provincia di Taranto (i dati sono stati raccolti attraverso questionari forniti alle mamme utenti dei 4 punti nascita tarantini: clinica Bernardini, ospedale SS Annunziata, ospedale di Castellaneta e ospedale di Martina Franca).

Subito dopo si è aperta una tavola rotonda per discutere sui dati e sulle prospettive future del percorso nascita in provincia di Taranto.

Noi di Rinascere al Naturale eravamo presenti a rappresentare le madri, le utenti del percorso nascita e a chiedere di poter prendere parte attivamente ai processi decisionali, come raccomandato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità e da numerosi documenti nazionali e internazionali.

Ci rendiamo conto che la strada è lunga e c’è tanto lavoro da fare verso quel rispetto della nascita riconosciuto come approccio più salutare per madre e neonato che da anni promuoviamo.

Serve riconoscere veramente che la protagonista dell'evento è la madre insieme a suo figlio e che, rafforzando le loro competenze, la nascita può essere vissuta come soddisfacente in tutti i sensi.

venerdì 5 ottobre 2018

Quando si interrompe l'attesa: parlarne per proteggere.

 
foto dal web
 Non c'è piede tanto piccolo da non lasciare
un'impronta su questa terra...

A volte è il non sentire il suono ritmico del suo cuore, insieme al volto preoccupato del medico, a trasformare la gioia dell'attesa in preoccupazione, poi in incredulità, in rifiuto e in dolore straziante. Altre volte sono i valori anomali delle analisi, altre ancora è la percezione di noi madri, il sentire i suoi movimenti poco frequenti, troppo poco frequenti... Qualche volta invece il sogno si infrange nel momento in cui dovrebbe iniziare a trasformarsi in realtà, durante o dopo la nascita.
Sono tanti i volti del lutto perinatale, tante le storie. E purtroppo tanti anche i numeri. Si calcola che una donna ogni 6 perda il suo bambino durante la gravidanza o dopo il parto.


Eppure quello del lutto perinatale è un fenomeno di cui si parla poco.

venerdì 6 aprile 2018

Storie di donne consapevoli: alla ricerca del proprio parto


Sono sempre più numerose le donne che non si accontentano dell'ospedale più vicino o di quello in cui lavora il proprio ginecologo per partorire, ma si informano, si fanno delle domande e le fanno ai professionisti, si danno delle priorità legate alla propria salute e al proprio benessere fisico e psico-emotivo e si mettono all ricerca del luogo migliore per dare alla luce il proprio bambino. 
Per qualcuna è un ospedale un po' più distante, o anche tanto distante, addirittura in un'altra regione, per un numero sempre maggiore di donne è il parto in casa, oppure in casa maternità. Filomena ha approfittato del suo viaggio a Bali per mettersi alla ricerca del "suo parto", e qui ha incontrato Ibu Robin Lim, l'ostetrica dai piedi scalzi che sta seminando tanta consapevolezza nel mondo.

La sua è una scelta coraggiosa, come le dicono in tanti? Forse. 
Molte donne che scelgono di partorire in luoghi non convenzionali si sentono dire che sono state coraggiose. E probabilmente lo sono state davvero, almeno stando all'etimologia del termine, come questa riflessione ci induce a pensare:



Coraggio. 
Dal latino "Cor habeo": ho cuore. 

Ho spesso rifiutato, io come tante altre, la definizione di coraggiosa per aver partorito in casa. "Sarei stata coraggiosa ad andare a partorire in ospedale, sapendo cosa mi aspetta nella maggior parte dei casi e dovendomi preparare a lottare per avere un parto un minimo decente, se non rispettato!". Questo è, più o meno, il tipo di risposta che in molte abbiamo sempre dato. 

Oggi però riflettevo sull'etimologia della parola coraggio e si, credo che chi ha scelto di far nascere in casa il proprio bambino ha avuto anche coraggio: "cor habeo"= ho cuore. Ha avuto cuore, non nel senso che chi partorisce in ospedale non lo abbia, ma in ospedale si partorisce per tante ragioni: perché è la scelta socialmente più accettata, perchè la consuetudine ci porta a partorire in ospedale, perchè la classe medica ci consiglia questa opzione, perché c'è una patologia o la gravidanza è a rischio, perchè non si ha la possibilità o il sostegno per partorire in casa, perchè non si conosce l'opzione del parto in casa. 

Invece per scegliere il parto in casa ci vuole cor-aggio, ci vuole "cuore", nel senso che ci vuole istinto, ci vuole la capacità e la volontà di ascoltare le proprie emozioni, di lasciarsi guidare dal cuore piuttosto che dalla testa (ovvero dalla vocina che ci ripete quello che la società, i dottori e i familiari ci inculcano quotidianamente), ci vuole ascolto per il proprio corpo, ci vuole ascolto per il proprio "io" (che non è un "io" individuale ed egoistico che non tiene conto del bene del bambino, ma, al contrario, un "io" inteso come diade indissolubile mamma-figlio). Ovviamente ci vogliono anche le informazioni, quell'autorevolezza scientifica che ti fa capire che il parto in casa è una scelta sicura e salutare, addirittura più sicura e salutare del parto in ospedale per la maggior parte delle gravidanze. Ma hai voglia a dirsi che il parto in casa è la scelta più sicura: se non lo senti con il cuore non lo sceglierai mai e, se anche inizialmente lo sceglierai, è probabile che prima che il tuo bimbo nasca il tuo cuore ti avrà portato in ospedale. 
Insomma, da stamattina penso anch'io che si, per partorire in casa ci vuole coraggio. ❤️ 

Denise